Monete, Mercanti e Matematica

 

Lucia Travaini, Monete, Mercanti e Matematica. Le monete medievali nei trattati di aritmetica e nei libri di mercatura

Roma: Jouvence, 2003 (settembre). ISBN 88-7801-3250.

Jouvence, Via Monte Zebio 24, I-00195 Roma. jouvence@flashnet.it.

 

Indice

 

Monete, Mercanti e Matematica

 

La storia della matematica non è un tema comune nello studio delle monete medievali, ma se già Isidoro di Siviglia scriveva che la parola «numero» deriva da «nummus» (moneta), possiamo capire l’impostazione di questo libro: chi non sa far di conto non può guadagnare, e contare le monete medievali era impresa ben difficile, considerando l’esistenza di monete d’oro di diversa caratura e peso, monete d’argento e di rame di centinaia di zecche diverse, con immagini e sistemi di conto diversi, non solo la lira di 20 soldi e il soldo di 12 denari.

I mercanti dovevano conoscere la matematica, ed i trattati di matematica che dal Duecento insegnavano a contare coi numeri indo-arabi contengono preziosi capitoli sulle monete, e così anche i libri di mercatura.

Questo libro trascrive per la prima volta insieme le liste di monete da trattati di aritmetica e da libri di mercatura dal XIII al XV secolo; liste già note, come quelle di Pegolotti e Uzzano, e liste meno note o inedite, che saranno strumento prezioso per la ricerca futura.

 

 

Money, merchants and mathematics

 

History of mathematics is an uncommon topic in the study of medieval coins, but its importance will soon become apparent if we remember that, according to Saint Isidore of Seville, the very word «numerus» (number) derives from «nummus» (coin). If you cannot count properly, you cannot make money, and counting medieval coins was a very hard task, considering the variety of coins in circulation: gold and silver coins of different fineness and weight as well as copper coins of hundreds of mints, bearing images of all sorts, and often imitating one another, and to be counted in a variety of systems of account, not just the pound of 20 shillings, and a shilling of 12 pence.

Medieval merchants had to know how to count: mathematical treatises from the early 13th century taught them how to use Indo-Arabic numbers, and many of the «problems» deal with coins, their fineness and weight, as do also the contemporary merchants’ notebooks.

This book offers for the first time the transcription of coin lists from mathematical and merchants’ books from the 13th to the 15th centuries: some of these lists are famous, such as those by Pegolotti and Uzzano, but others are less known or unpublished; alltogether these lists will be a precious tool for future research on medieval coins and their use.

 

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